Non lasciamo il Rojava solo: la voce di Xerip dal Kurdistan

Non lasciamo il Rojava solo: la voce di Xerip dal Kurdistan

Nel nord-est della Siria, nelle città di Kobane, Tabqa, Raqqa e Deir ez-Zor e in altre aree del Rojava, è in corso un assedio che limita l’accesso a beni essenziali e aiuti umanitari. Interruzioni di luce e acqua, confini bloccati, convogli fermi: la popolazione civile vive da mesi in una condizione di isolamento forzato.

Abbiamo intervistato Xerip Siyabend, amico e membro della comunità di Multi, originario di Diyarbakir, nel Kurdistan turco, per comprendere meglio cosa sta accadendo e quale sia il punto di vista di chi ha parenti e affetti direttamente coinvolti.

A Diyarbakir, racconta, non c’è un assedio in corso. Ma il confine non è neutrale.
La Turchia sostiene le intenzioni del nuovo governo siriano guidato da Al Sharaa e, di fatto, blocca gli aiuti umanitari diretti verso Kobane e le altre città curde sotto attacco.
“Hanno parlato di cessate il fuoco, ma non c’è”, spiega Xerip. “È una sorta di embargo. Non lasciano entrare gli aiuti”.
Ventiquattro, venticinque camion partiti con beni di prima necessità sono fermi.
A Kobane e nelle città limitrofe luce e acqua sono interrotte da quasi quindici giorni. Decine di migliaia di persone sono bloccate. “Non sappiamo come andrà a finire. Abbiamo parenti in quelle città assediate”. Negli anni scorsi le forze curde sono state alleate decisive nella lotta contro l’ISIS.
Oggi, nel silenzio generale, l’esperienza di autogoverno del Rojava rischia di essere svuotata.

L’accordo annunciato con Damasco parla di integrazione nell’esercito siriano e di riconoscimento linguistico, ma non garantisce autonomia politica.
E senza autonomia, per Xerip, non può esserci vera integrazione: “Non può esserci integrazione se sopprimono l’identità e l’autonomia curda”.

Il Rojava rappresenta, per molti, un esperimento politico unico in Medio Oriente: pluralismo etnico, partecipazione dal basso, parità di genere, gestione comunitaria. “È l’unica esperienza che rappresenta veramente la democrazia in Medio Oriente”, dice Xerip. Un modello imperfetto, certo, ma reale. Concreto. Costruito in anni di resistenza.

Come Slow Food Roma crediamo che la giustizia sociale, la dignità delle comunità e il diritto all’autodeterminazione siano principi non negoziabili.
Non si può parlare di democrazia se un popolo vede messa in discussione la propria identità e la propria autonomia. Siamo vicini alla comunità curda e a chi oggi vive nell’incertezza dell’assedio e dell’isolamento.

Non lasciamo il Rojava solo. Partecipiamo alle iniziative di raccolta fondi, sosteniamo le reti solidali, continuiamo a informare. Perché la solidarietà non è un gesto simbolico: è una scelta concreta che riguarda tutti noi.

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CORTEO NAZIONALE Sabato 14 Febbraio Piazza Indipendenza 14:30

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