A Roma, il 28 e 29 marzo al Mattatoio, torna l’appuntamento che trasforma ogni forma di cacio in una mappa di territori, persone e futuro. Ne parliamo con Vincenzo Mancino, membro del direttivo di Slow Food Roma.
Formaticum non è una fiera. O meglio: non è solo una fiera. È una selezione costruita a monte, con criteri precisi — allevamenti radicati nel territorio, tradizioni rispettate, attenzione alla sostenibilità e al benessere animale. Ogni produttore presente ha superato un filtro invisibile ma rigoroso.
«Non è una selezione casuale», spiega Vincenzo Mancino. «C’è un lavoro lungo, che parte dalle aziende, dai loro metodi di produzione, dal legame con il territorio.»
Dietro ogni forma esposta c’è una filiera corta, spesso familiare: dall’Appennino alla Valtellina, Formaticum restituisce un’Italia di micro-produzioni dove il pastore non è solo un produttore ma un custode del paesaggio.
«Il territorio è letteralmente disegnato da chi lo abita e lo lavora. I pascoli, gli uliveti, i campi sono il risultato di una presenza umana che mantiene e custodisce.»
Senza queste figure, intere aree rischiano l’abbandono — con conseguenze produttive, ambientali e sociali insieme.
Giovani, nuove energie, vecchie radici
Quest’anno Formaticum punta con forza sul ricambio generazionale. Accanto alle realtà storiche trovano spazio giovani produttori con percorsi non lineari, che portano visioni nuove senza spezzare il filo con la tradizione.
«Vogliamo far capire che di questo lavoro si può vivere. Che è possibile costruire un’economia sostenibile, proporzionata all’impegno e al valore di ciò che si produce.»
Non è nostalgia, è dialogo: «È scambio di conoscenze, incontro tra chi ha esperienza e chi sta iniziando.»
In un mercato sempre più dominato da grandi marchi e logiche industriali, questa dimensione diventa urgente.
«La struttura dell’agricoltura artigianale italiana è come una dorsale: fragile ma fondamentale. Se non viene sostenuta, rischia di scomparire.»
Un atto culturale e politico
Rendere visibili queste produzioni significa costruire un’alternativa concreta a un sistema alimentare sempre più standardizzato.
È qui che Formaticum assume il suo valore più pieno, incarnando i tre principi fondanti di Slow Food Roma.
Buono, perché ogni prodotto è espressione di qualità autentica e di un sapere tramandato nel tempo — un gusto che racconta il luogo in cui è nato.
Pulito, perché prodotto nel rispetto dell’ambiente, dei cicli naturali e degli animali: un cibo che non lascia debiti alle generazioni future.
Giusto, perché remunera equamente chi lavora, valorizza le comunità rurali e restituisce dignità a un mestiere antico.
«Il cibo non è solo un prodotto. È una scelta sociale, economica e culturale.»
Dietro ogni forma di formaggio c’è molto più di ciò che vediamo: un territorio, una storia, e soprattutto una possibilità di futuro.
Formaticum e Salum’è — 28 e 29 marzo, Mattatoio, Roma Ingresso libero —


