Mangiare bene e insieme è un atto politico

Mangiare bene e insieme è un atto politico

Una comunità che mangia bene è più coesa, equa e solidale. Una comunità che mangia insieme è più felice.

Secondo il World Happiness Report 2025, condividere pasti ha un forte impatto sul benessere soggettivo e sul livello di soddisfazione ed empatia personale (campione: 150 mila interviste in 140 paesi). Un dato politicamente importante, che deve spingerci a ribaltare il paradigma. La questione dell’accesso al cibo e del consumo del cibo ha un profilo multidimensionale che coinvolge la produzione e la distribuzione e va affrontata in modo sistemico; che coinvolge la qualità la socialità l’etica.

Trattare il cibo con un approccio culturale richiede di liberare il concetto di povertà alimentare da quello di povertà materiale (non è ‘povero alimentare’ anche chi consuma in modo acritico, chi mangia

 junk food, chi spreca, chi esagera o si priva?) e il concetto di diritto al piacere e alla felicità dal privilegio dei ricchi. Superare l’uso retorico di questi concetti. 

Ecco che, attraverso il cibo, vogliamo cambiare la Città. Portiamo a tavola centinaia di persone, nei quartieri più periferici e nelle aree in cui il bisogno si sente di più: provenienze diverse, storie diverse, condizioni diverse. Per dimostrare che una Comunità che mangia insieme è in grado davvero di cambiare le cose.

Il cibo non è solo alimento. Mangiare bene e insieme diventa un gesto politico: il benessere individuale si traduce in benessere collettivo. Vogliamo stare bene, vivere in spazi accoglienti, aperti, pieni di parole e sorrisi.

In più, usiamo anche eccedenze alimentari recuperate, le trasformiamo in piatti sani, stagionali e buoni. Facciamo un po’ di economia circolare e contrastiamo lo spreco. 

A tavola ci sediamo tutti e tutte alla pari. E tutti e tutte insieme possiamo cambiare le cose!
 

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