Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, un momento per riflettere e aumentare la consapevolezza sull’alimentazione sana e sul contrasto alla povertà alimentare. Una giornata in cui si parla di diete equilibrate e buone abitudini, ma troppo spesso si dimentica chi non ha nulla da mettere nel piatto.
In questa giornata vogliamo ricordare che il cibo è un diritto e non può essere un privilegio. Prima ancora di parlare di “mangiare sano”, ricordiamo che c’è chi non può permettersi nemmeno di mangiare. Nel mondo oltre 295 milioni di persone sono colpite da fame acuta, una condizione di grave insicurezza alimentare in cui una persona non riesce ad assumere una quantità sufficiente di cibo per soddisfare i propri bisogni energetici quotidiani. Si parla di fame acuta quando una persona si trova in una situazione temporanea ma grave di mancanza di accesso al cibo, spesso a causa di guerre, crisi economiche o collasso delle reti di approvvigionamento.
295 milioni di persone.
Un numero che fa paura, quasi cinque volte l’intera popolazione italiana: un continente intero condannato alla fame.
Nella 20ª edizione italiana dell’Indice Globale della Fame (GHI) si evidenzia che in 7 Paesi del mondo la condizione è allarmante e in 35 Paesi è grave. In alcuni luoghi del mondo, la fame è diventata deliberatamente un’arma di guerra.
La nostra attenzione non può non andare a Gaza, dove la fame non è soltanto una conseguenza collaterale dell’intento genocida del governo israeliano, ma una strategia deliberata: assedi, blocchi degli aiuti, distruzione delle infrastrutture agricole.
«Il livello di distruzione nella Striscia di Gaza è talmente grave che, anche con il cessate il fuoco, i mezzi di sussistenza e la nutrizione saranno in pericolo per molti anni ancora. Urgente l’ingresso immediato di aiuti umanitari necessari».
Amnesty International denuncia che “la combinazione mortale tra fame e malattie non è uno sfortunato effetto secondario delle operazioni militari ma il risultato atteso di piani e politiche che Israele ha ideato e attuato, negli ultimi 22 mesi, per infliggere deliberatamente alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, parte integrante del genocidio in corso.”
Secondo le Nazioni Unite, i bambini sotto i 5 anni costituiscono l’80% delle morti per fame, e almeno 132.000 sono a rischio di morte per malnutrizione acuta. Oltre 70.000 bambini sotto i cinque anni soffrono già di malnutrizione acuta e 17.000 donne incinte e in allattamento sono gravemente denutrite. Gaza si trova nello scenario di livello 5 della IPC (Integrated Food Security Phase Classification) — carestia conclamata, il livello più grave.
Comprendiamo davvero l’impatto del genocidio?
Possiamo anche solo immaginare cosa significhi non avere niente da mangiare per giorni? Razionare qualsiasi pietanza, noi che abbiamo supermercati carichi di cibo e consegne a domicilio sempre disponibili?
Le parole delle donne
Amnesty International ha raccolto testimonianze di donne in gravidanza e in allattamento che denunciano l’estrema scarsità di cibo, acqua e latte in polvere. Molte hanno raccontato di sentirsi in colpa per non riuscire a nutrire i propri figli.
Hanno paura per chi si prenderà cura di loro se verranno uccise, e ansia per l’impatto della fame sulla crescita dei piccoli.
Per la malnutrizione estrema, talvolta aggravata dalle rinunce delle madri per destinare misere porzioni ai figli, il latte al seno scarseggia. S., un’infermiera sfollata da Jabalia, racconta di aver provato per ore a dare il seno ai figli senza riuscirci, tra dolore fisico e disperazione. Quel poco di latte in polvere disponibile nella Striscia di Gaza costava 270 shekel (quasi 70 euro) per una confezione da tre giorni — un prezzo inarrivabile.
Tra pianti per la fame e bombardamenti, questa è la realtà del popolo palestinese da più di due anni.
Pensare il cibo come atto politico
In questa Giornata Mondiale dell’Alimentazione, pensiamo al valore del cibo, al privilegio che abbiamo solo per essere nati da questa parte del mondo. Un privilegio che troppo spesso diamo per scontato, dimenticando che altrove si muore di fame, di sete, di silenzio. Usiamo allora questo privilegio nel modo più giusto possibile: per nutrire la nostra consapevolezza, per far crescere quella degli altri, per chiedere con voce ferma che la politica e i governi si assumano la responsabilità delle proprie scelte — scelte che oggi stanno contribuendo a una delle peggiori carestie del nostro tempo, proprio davanti ai nostri occhi.
Che il cibo torni a essere ciò che dovrebbe essere sempre: un diritto, mai più un’arma.
Bibliografia : https://cesvi.org/notizie/ indice-globale-della-fame- 2025-fame-come-arma-di-guerra- a-gaza-uccisa-1-persona-al- giorno/ https://www.savethechildren. it/press/fame-la- malnutrizione-acuta-e-il- killer-silenzioso-circa-la- meta-dei-decessi-nel-mondo-dei https://www.amnesty.it/nuove- prove-sulla-fame-a-gaza- politica-deliberata/ )
di Linda Pennacchia


