Rete Giovani EVENTI

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Slow Food Youth Network è una rete di giovani studenti, contadini, chef, artigiani che si riconoscono nel movimento Slow Food e che supportano il cambiamento del sistema agro-alimentare.
“We are the world’s future leaders, entrepreneurs, farmers and consumers. The Slow Food Youth Network (SFYN) was founded to make youth familiar with Slow Food’s philosophy that says that all food should be Good, Clean and Fair. This means that food should be prepared with care and respect, grown as sustainable as possible and that the farmers and producers should get a fair wage. SFYN raises awareness among young citizens and consumers to encourage and mobilize them in making responsible choices. It wants them to take part in the public debate about current issues, such as how to feed the world, what to do about food waste, and how to produce food as sustainable as possible”.Per info e per partecipare https://www.facebook.com/SlowFoodYouthNetworkRoma/
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Marcia per il clima 29 Novembre Tutti i giovani in sede

SLOW FOOD ON TOUR

Da aprile 2016 è cominciato il ciclo di incontri per conoscere i produttori dei presidi Slow Food del Lazio. Non perdere l’opportunità di vivere l’esperienza di visitare e tastare da vicino la vita, i luoghi e i sapori dei nostri produttori Slow Food grazie ai nostri tour organizzati. Scrivici ora e prenotati alla prossima tappa! https://www.facebook.com/SlowFoodYouthNetworkRoma/

 

Prima Tappa: Massimo Antonini ed il suo rinomato “Caciofiore della Campagna Romana”.

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Il Caciofiore è un prodotto che vanta una storia millenaria, infatti compare per la prima volta nel 50 a.C. nel “De Rustica” dell’agronomo spagnolo Columella, che probabilmente lo riportava da testi ancora più antichi di Varrone. Duemila anni dopo un gruppo di produttori della Campagna Romana ha deciso di ricominciare a fare questo formaggio.

Tra questi c’è Massimo Antonini dell’Azienda Agricola Acquaranda, il quale oggi (sabato 23 aprile n.d.r.) ha accolto i ragazzi della Rete Giovani Slow food di Roma per una dimostrazione pratica. Massimo mentre prepara il formaggio comincia a raccontare la storia di questo fantastico prodotto…e la sua: “Ho deciso di riprendere la produzione del Caciofiore nel 2000, insieme ad altri 3 produttori quando, stanco delle lotte intestine che imperversavano nel settore, ho mollato la produzione del latte di mucca per dar vita a questa attività, che gestisco a livello familiare e in maniera quasi del tutto autosufficiente, mi da molta più soddisfazione. La particolarità e il successo del Caciofiore – continua mentre manda a temperatura il latte – consiste nel tipo di caglio vegetale utilizzato, ricavato dai pistilli dei fiori di cardo selvatico, lasciati essiccare”. L’utilizzo del caglio di cardo, la particolare tecnica casearia, il latte di pecora crudo, la curata stagionatura di un mese, rendono il formaggio morbido e cremoso, dall’odore profondo di latte e il sapore intenso, dolce non salato e con un retrogusto lievemente amaro.

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Matteo Falasca – Rete Giovani Reporter

Mentre il formaggio comincia a prendere forma, Massimo si appresta a raccoglierlo dentro i cestini dal quale farlo assaggiare ancora caldo, e racconta un aneddoto sul suo primo approccio con Slow Food, in particolare con Luca Fabbri e Stefano Asaro, i quali nel consegnargli il certificato di presidio esclamarono: “Ora hai un Ferrari nelle mani… spetta a te farla correre!”.

Dal caglio rimasto, con aggiunta di acqua sale e altro latte, per non sprecare niente come la cultura contadina insegna, Massimo mostra come si produce la ricotta, e nel frattempo continua a raccontare le sue vicissitudini. Quello che impressiona i ragazzi sono i suoi occhi mentre si perde nei racconti di una vita di campagna semplice e senza fronzoli, ma verace, autentica, piccole decisioni portate avanti con sacrificio che oggi lo riempiono d’orgoglio. Sin dall’inizio ha partecipato a mille iniziative, dalla collaborazione con Slow Food, a mercati, fiere, associazioni di settore e consorzi, “se stai in campagna e basta non succede niente, devi andare in giro, farti vedere e sentire, ascoltare gli altri e condividere idee, solo così si cresce”.

Si è anche parlato di politica, si di politica perché noi di Slow Food siamo convinti che “sul campo” si vedano cose che dai piani alti a volte è difficile afferrare, e infatti non si dimostra mai banale Massimo: “Per ripartire davvero dalle campagne e sfruttare la ripresa dell’agricoltura come volano per la ripresa del Paese, c’è bisogno come prima cosa di snellire la burocrazia, si parla molto dei controversi vincoli a cui ci lega la Comunità Europea, ma il guaio più grande sono i ritardi che il nostro Paese accumula nel pubblicare bandi e finanziamenti già resi disponibili dall’Europa”. Inoltre non c’è salvaguardia nei confronti dei piccoli produttori, che percepiscono sono una piccolissima parte del ricavato finale sul prodotto. La sua ricetta per ottimizzare il comparto: microaziende, che non si lascino convincere di facili guadagni da gruppi industriali; multifunzionalità (nella sua azienda si producono formaggio, ortaggi, olio, c’è un ristorante, si fanno corsi e visite guidate); vendita diretta, altra bandiera del programma di Slow Food.

È stato domandato a Massimo cosa direbbe a un giovane abituato a vivere in città, tra comfort e servizi a portata di mano, per convincerlo a lasciare le occupazioni più usuali e andare a lavorare in campagna: “E’ vero qui si lavora duro ma ci sono valori, etica e senso del rispetto che in città stanno scomparendo, la depressione che coglie gli impiegati qui non può venirti, perché non hai tempo (ride), è vero si fatica e ci si alza presto la mattina, ma organizzandosi bene si riesce a trovare anche del tempo per rilassarsi e dedicarsi ai propri hobby, la tecnologia ha reso lontani i tempi dell’agricoltura eroica de nostri nonni, a me l’unica cosa che stressa è la fila per venire in macchina a Roma a consegnare!”.

Davvero un’esperienza piena di significato, che ha dato conferma ai giovani di Slow Food che la forza del nostro settore agro-alimentare sta nel patrimonio umano che si conserva dentro di esso, e rafforzato in loro la convinzione che un mondo: buono, pulito e giusto è possibile qui ed ora!

 

 

Seconda Tappa: Alla scoperta delle Erbe Spontanee con “le Cicoriare” di Giulianello.

 

GUARDA IL VIDEO

 

 

 

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