Una buona etichetta è quella che non condiziona le nostre scelte ma è quella che ci mette nelle condizioni di poter scegliere.

Caterina Bilotta 20 dicembre 2020

Sapere che cosa finisce nel nostro carrello, ogni volta che facciamo la spesa, non è una semplice scelta è un diritto.

Essere curiosi intorno alla storia, alla provenienza, alla composizione del nostro cibo quotidiano è importante e funzionale a una spesa che rispecchi il nostro modo di essere consumatori.

Una spesa consapevole non può prescindere da un’etichetta chiara, trasparente ed essenziale nella quale l’aspetto nutrizionale, seppure imprescindibile, non può esaurire gli elementi alla base di una scelta alimentare informata.

Poiché non esiste un alimento in grado di apportare tutti i principi nutritivi in forma equilibrata è necessario combinare e bilanciare diversi cibi per ottimizzare la nutrizione.

 La via d’uscita di fronte al dilagare dell’incidenza di disturbi alimentari non può essere del resto un colore indicativo della salubrità di un alimento.

A tal proposito, risale a pochi giorni fa la notizia dello stop del documento di conclusioni del Consiglio Agrifish in materia di etichettature nutrizionali.

Secondo noi di Slow Food un consumatore attento di fronte ad un alimento deve domandarsi in che modo è stato prodotto, che impatto ambientale ha avuto, cercare informazioni sui produttori, sulle varietà vegetali e sui territori dove sono coltivate, sulle razze animali allevate, sulle tecniche di coltivazione, di allevamento e di lavorazione, sul benessere animale.

 Sappiamo bene che non esiste una dieta perfetta, esistono, però, regimi alimentari più sani di altri e in cima c’è sicuramente la dieta mediterranea, dietro cui si cela non una semplice selezione di alimenti: “è un modo diverso di pensare al cibo e di rapportarsi con esso, un cibo che si lega a doppio filo con tradizioni, culture e riti laici del territorio”. 

Mai come in questo momento le nostre scelte alimentari devono privilegiare il Made in Italy, i piccoli produttori locali che, seppur con tante difficoltà, lottano tutti i giorni per salvaguardare i prodotti artigianali di qualità, rispondenti a criteri rigorosi di stagionalità.

Definire i criteri da seguire nel fare la spesa vuol dire dunque preferire prodotti sani da un punto di vista nutrizionale, ma vuol dire anche preferire prodotti che non generino esternalità negative nei confronti dell’ambiente o di chi li produce, sostenere e tutelare una determinata produzione o coltura, nel rispetto delle tradizioni gastronomiche e culturali e in ultimo vuol dire anche risparmiare, ossia evitare di spendere soldi per alimenti superflui, la cui scelta spesso dipende soltanto da strategie persuasive del consumo.

Una buona etichetta, quindi, è quella che non condiziona le nostre scelte ma è quella che ci mette nelle condizioni di poter scegliere.

Un’etichetta a semaforo potrebbe correre il rischio di attribuire al cibo la responsabilità di malattie e malesseri alla cui base in realtà spesso c’è un suo consumo distorto cui si accompagnano stili di vita poco salutari.

Ciò che è più necessario è invece intervenire con un progetto educativo per favorire lo sviluppo di una cultura alimentare e di una coscienza che possano accompagnare le nuove generazioni sin dalla piccola età e possano fare acquisire loro una consapevolezza sempre maggiore delle proprie capacità di giudizio e delle conseguenze di ogni singola scelta in ambito alimentare.