Earth day 2020

Earth day 2020: perchè questa non è una giornata della Terra come le altre

Le ultime ricerche pubblicate stanno confermando quanto già nel 2016 aveva affermato il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP): le zoonosi, ovvero il passaggio di malattie dagli animali all’uomo, stanno avvenendo con un ritmo più veloce, come noi stiamo distruggendo gli ecosistemi con una rapidità mai vista prima. «La distruzione degli ecosistemi per lo sfruttamento delle risorse, per l’attività agricola o per nuovi insediamenti umani – si leggeva nel rapporto 2016 – sta offrendo nuove opportunità per lo spillover degli agenti patogeni dagli animali selvatici all’uomo, anche perché la perdita della biodiversità ha compromesso la capacità della natura di creare barriere a queste malattie». Due giorni fa negli Stati Uniti il prezzo del petrolio è diventato negativo per la prima volta nella storia e i produttori sono arrivati a pagare gli “acquirenti” per disfarsi delle loro scorte. L’oro nero improvvisamente non è più tale, e anche per i traders è divenuto qualcosa di cui disfarsi al più presto, perchè l’estrazione non può fermarsi. Basterebbero queste due notizie a farci capire che questa giornata della Terra non può essere come le altre che l’hanno preceduta.

L’ Earth day è nato 50 anni fa, il 22 aprile del 1970 in occasione di una mobilitazione ecologista per ricordare il disastro dell’Union Oil Platform A avvenuto l’anno prima nel canale di Santa Barbara, in California (dagli 80.000 ai 100.000 barili di greggio riversati in mare). In questi 50 anni i disastri ambientali legati all’estrazione e al trasporto di idrocarburi sono stati almeno settanta, con una media di 1,4 l’anno. Uno dei maggiori disastri, quello della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico (secondo solo alla Guerra del Golfo del 1991 per sversamento di greggio), avvenne proprio a due giorni dalla giornata della Terra n. 40, il 20 aaprile di 10 anni fa. E solo 5 anni fa, nel 2015, un’altra “marea nera” ha investito ancora Santa Barbara, in California dove a causa della rottura delle condutture di un oleodotto, circa 80mila litri di petrolio si sono riversati nell’Oceano Pacifico facendo rivivere l’incubo del disastro del 1969. Se qualcuno volesse valutare l’utilità di questa giornata di mobilitazione in base alla sua efficacia per scongiurare il ripetersi di eventi disastrosi come quello per cui si iniziò a protestare 50 anni fa, purtroppo dovrebbe decretarne il fallimento.

Ma quella che celebriamo oggi, non è una giornata della Terra come le altre che l’hanno preceduta. Non tanto perchè i comitati e le associazioni non hanno potuto organizzare i concerti, i convegni, i seminari con le dichiarazioni e gli impegni solenni per il futuro che si prendono ogni anno in questa data, ma soprattutto perchè i sistemi economici e produttivi dei paesi industrailizzati hanno dovuto sospendere o limitare drasticamente molte delle attività che sono la causa della contaminazione dell’aria, dell’inquinamento dei mari, della devastazione del suolo e questo ha prodotto un cambiamento immediato negli ecosistemi.

In questi giorni le altre specie viventi sembrano celebrare il fatto che buona parte degli esseri umani siano confinati nelle loro case. La frenata del sistema industriale più devastante, della mobilità più frenetica e inquinante, del turismo di massa, oltre a incuriosire gli animali selvatici e a far nuotare i delfini nel porto di Cagliari ci permette di pensare una ripartenza delle economie cosiddette “avanzate” più in sintonia con l’equilibrio degli ecosistemi e più equa nei confronti di tutti gli esseri umani. E’ il compito da fare a casa per chi oggi è abbligato a restarci. Ma è anche un impegno comune che possiamo prendere in questa giornata della Terra. L’impegno di fare ognuno la propria parte per migliorare la salute del pianeta ed esigere ai nostri governi di assumere impegni precisi e a breve termine, perchè questa giornata non scivoli via come le altre che l’hanno preceduta. E chissà se non avremo qualcosa di importante da festeggiare per la prossima giornata della Terra che, speriamo, non sarà come questa.